Capitano, mio capitano, non può finire così.

Ieri l’Inter ha perso 1-0 a Palermo ed è stata scavalcata da molte avversarie nella corsa all’Europa League. Potremmo stare qui a parlare di squadra senza attributi, gioco inesistente, di una fase difensiva inguardabile e invece no. Non c’è spazio per tutto questo.

Tralasciamo le lamentele e le polemiche, non ne abbiamo tempo ne voglia. Oggi si parla, si riflette, si prega, si spera e si soffre.
Il capitano a terra con le mano nei capelli. Oggi c’è solo lui. Il robot che torna sul campo che già una volta lo aveva fermato. La scorsa trasferta in terra sicula fu solo una pallonata, nulla che un cyber come lui non possa superare.

Ma non oggi. Oggi è successo qualcosa che mai prima d’ora avevamo visto in vent’anni di Zanetti in nerazzurro. Un infortunio al tendine, parte del corpo tanto cara e debole agli dei.
In principio fu Achille, semidio, figlio di Peleo. Oggi è Javier, DIO, figlio di un popolo, quello nerazzurro, che non respira da un giorno intero.

Javier a terra. Javier piange. Le sue mani nei suoi capelli perfetti, che non si scompongono e sembrano quasi finti.
Eppure, evidentemente, anche gli eroi cadono.
Ma rialzati presto capitano. Rialzati per noi, i tuoi tifosi, i tuoi ragazzi.

Capitano di mille battaglie, non può e non deve finire così.
Dirai addio fra qualche anno con un giro di campo che non avrà mai termine perché correrai per sempre nel nostro cuore.

Lo arerai ogni giorno quel campo, Tractor, in un giro che durerà altri 20 anni, 20 come gli anni che hai trascorso con noi.

O capitano, mio capitano.
Finirà con le tue lacrime di gioia e ognuno di noi immerso nel proprio pianto e nel ricordo delle tue imprese: la linguaccia con la Champions sopra la testa, il gol nel derby, le innumerevoli corse in panchina ad ogni gol.
Ma non oggi, non stasera.

Per una poltrona di pelle e una scrivania c’è ancora tempo. Ora pensa a rimetterti, a tornare in forma per la tua Inter e per tutti noi.

Non stare a sentire chi ti dice che a quarant’anni è tutto più difficile, la tua carta d’identità mente ed ha sempre mentito.
Non fare scherzi Javier, noi ti aspettiamo e ti aspetteremo per sempre. Per sempre sarai il nostro capitano, il più grande capitano che abbiamo mai avuto.

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